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	<title>E-commerce Conversion &#187; e-commerce coronavirus</title>
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		<title>Ecommerce post-coronavirus</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2021 10:33:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quali sono gli effetti della pandemia da Covid-19 sul comportamento d’acquisto degli utenti e sulle vendite degli eCommerce? Il settore dell’ecommerce si è rivelato strategico per fronteggiare le restrizioni dettate dall’emergenza coronavirus. Il boom degli acquisti online è stato tale da mettere in difficoltà persino piattaforme come Amazon, che nelle prime fasi ha dovuto interrompere le...<p><a class="more-link" href="https://www.e-conversion.it/ecommerce-post-coronavirus.html#more-2749">Leggi Tutto</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quali sono gli effetti della pandemia da Covid-19 sul comportamento d’acquisto degli utenti e sulle vendite degli eCommerce?</strong></p>
<p>Il <strong>settore dell’ecommerce</strong> si è rivelato strategico per fronteggiare le restrizioni dettate dall’emergenza coronavirus. Il <strong>boom degli acquisti online</strong> è stato tale da mettere in difficoltà persino piattaforme come <strong>Amazon</strong>, che nelle prime fasi ha dovuto interrompere le spedizioni di beni non necessari per rispondere ad una domanda di spesa online mai registrata prima.</p>
<p>Il <strong>digitale</strong> ha permesso a numerose aziende di mantenere vivo il proprio business nonostante il lockdown, molte delle quali non avevano ancora abbracciato il commercio elettronico, ma hanno saputo cogliere le opportunità offerte dalla situazione.</p>
<p>Questo si rifletterà sul futuro, le aziende potranno contare su un nuovo bagaglio di esperienza da sfruttare anche quando si assisterà finalmente alla riapertura. Il <strong>settore del retail</strong> in generale si trova alla vigilia di una <strong>rivoluzione</strong>, dove ancora una volta il digitale avrà un ruolo preponderante.</p>
<p>Per questo, il <strong>Consorzio Netcomm</strong>, punto di riferimento in materia di ecommerce e retail digitale nel panorama nazionale e internazionale, ha annunciato il suo primo appuntamento interamente online e gratuito, il <strong>Netcomm Forum Live</strong>,  per offrire un’occasione di confronto agli stakeholder del comparto.</p>
<p>In attesa del convegno, che nella sua versione tradizionale fieristica è già da anni l’evento di riferimento per l’ecommerce in Italia, Money.it ha fatto il punto della situazione con <strong>Roberto Liscia, Presidente Netcomm</strong>.</p>
<p><strong>Tracciamo una veloce panoramica del mercato ecommerce italiano, che numeri ha fatto durante il lockdown?</strong></p>
<p>Sin dall’inizio del lockdown, l’ecommerce ha registrato una crescita a tripla cifra, con picchi importanti nell’alimentare e nell’approvvigionamento domestico e ha messo le aziende di fronte all’evidenza che il digitale non è più solo un’opzione, ma una strategia chiave per lo sviluppo del proprio business. Secondo una recente survey di Netcomm, il 77% delle aziende che vende online nei diversi settori, ha dichiarato di aver acquisito nuovi clienti già nelle prime due settimane dall’inizio delle restrizioni messe in atto dal governo per contrastare la diffusione del virus.</p>
<p>In attesa di un’analisi quantitativa dettagliata, è interessante osservare che la crisi ha portato diversi consumatori ad avvicinarsi per la prima volta agli acquisti online per necessità. Per questo, ci aspettiamo che per la prima volta dopo diversi anni, la percentuale di crescita di questo settore registri un incremento superiore all’ormai attestato +15% a cui ci eravamo abituati da qualche anno.</p>
<p><strong>Secondo lei questo trend di crescita andrà avanti indipendentemente dall’evolversi della crisi economica e sanitaria?</strong></p>
<p>Prossimamente assisteremo alla riapertura graduale dei siti di produzione e dei punti vendita e le persone potranno finalmente tornare a circolare liberamente, anche se sarà necessario continuare a prendere le dovute precauzioni per la tutela della salute di tutti. A quel punto, il ruolo del commercio digitale sarà ancora più importante: molti preferiranno continuare ad acquistare online, piuttosto che impiegare lungo tempo in fila o rimanere in luoghi chiusi in presenza di numerose persone.</p>
<p>Non solo, avremo bisogno di un valido motivo per uscire di casa e andare a fare shopping, per questo i negozi dovranno riaprire ancora più belli di prima e dovranno offrire un valore aggiunto in termini di esperienza al semplice acquisto. Questo è il momento del cosiddetto unified commerce, che va oltre l’omnicanalità, mettendo al primo posto l’esperienza del cliente, abbattendo le barriere tra i canali e sfruttando una piattaforma comune.</p>
<p><strong>Come si dovranno evolvere nell’immediato tutti quei settori non associati ai “bisogni necessari”, per incontrare di nuovo la domanda online?</strong></p>
<p>Occorre innanzitutto che in tutti i settori vi sia la consapevolezza che la crisi, seppur terribile e inaspettata, ha presentato nuove possibilità di utilizzo del canale digitale. Da un lato come strumento per rispondere alle esigenze dei cittadini e dall’altro per le imprese che hanno potuto riadattare la propria attività per la vendita online, garantendo continuità al proprio business.</p>
<p>Per questo, considerando l’incremento di nuovi utenti ecommerce, è opportuno che l’intero ecosistema del digitale si sviluppi nell’interesse e nella tutela di tutti i consumatori e delle aziende che intendono affacciarsi per la prima volta ai canali online. Prioritario è mettere gli acquirenti nelle condizioni di poter acquistare e pagare in totale trasparenza e sicurezza e le imprese di investire e acquisire competenze tecnologiche specifiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: money.it</p>
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		<title>Il virus cambia il commercio: si può investire sull’online</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2020 10:58:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le novità obbligate dalla pandemia nell’analisi di Davide Casaleggio: operatori e clienti scopriranno forme alternative di acquisto che rimarranno e serviranno anche a sostenere l’economia locale. Ma le imprese non devono restare indietro. Che cosa sta imparando il commercio da questa crisi? Martedì 10 marzo gli italiani si sono riversati...<p><a class="more-link" href="https://www.e-conversion.it/il-virus-cambia-il-commercio-si-puo-investire-sullonline.html#more-2682">Leggi Tutto</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le novità obbligate dalla pandemia nell’analisi di Davide Casaleggio: operatori e clienti scopriranno forme alternative di acquisto che rimarranno e serviranno anche a sostenere l’economia locale. Ma le imprese non devono restare indietro.</strong></p>
<p><strong>Che cosa sta imparando il commercio da questa crisi?</strong><br />
Martedì 10 marzo gli italiani si sono riversati su Internet per tutte le loro esigenze. Hanno iniziato ad usare il 20% di banda internet in più da un giorno all’altro. I commercianti italiani in questi giorni si stanno attrezzando per poter vendere a distanza. Chi lo fa inserendo il proprio numero di telefono nel volantino del comune, chi attivandosi direttamente con un sistema di vendita on line. Commercianti e clienti scopriranno nuove forme di acquisto che rimarranno e serviranno anche a sostenere l’economia locale.<br />
I siti e-commerce di alimentari nel giro di una settimana hanno visto crescere il loro fatturato di tre volte. I retailer della grande distribuzione hanno dovuto contingentare le consegne, Amazon ha limitato ai soli beni essenziali. Si è creato un grande spazio per gli altri siti di ecommerce anche molto specializzati, come ad esempio quelli di semi dell’orto, o di attrezzature sportive casalinghe.<br />
La comodità degli acquisti da casa, oggi obbligati, in futuro rimarrà come abitudine per molti.</p>
<p><strong>Molte sono le aziende che si riconvertono. Anche il retail deve cambiare pelle?</strong><br />
Nell’analisi che abbiamo condotto sugli operatori e-commerce negli scorsi giorni si vede chiaramente che anche in un settore potenzialmente in crescita più della metà degli operatori stanno perdendo fatturato. Si stanno creando due binari. Le aziende che stanno investendo per offrire servizi mirati al momento e le altre che rallentano. Ad esempio, Ikea non vende più solo mobili, offre la possibilità di riallestire la casa per lo smart working. Occorre avere il coraggio di mettersi in discussione e compiere scelte innovative, modificando il proprio modello di business e introducendo l’utilizzo delle tecnologie in modo sempre più spinto. Un’operazione che non implica necessariamente grandi investimenti economici.</p>
<p><strong>I piccoli, alla fine, sopravviveranno? Il made in Italy sarà ancora un valore aggiunto in un mondo post Coronavirus?</strong><br />
Oggi le aziende fuori dal contesto dei grandi marketplace hanno l’opportunità di farsi conoscere viste le limitazioni dei grandi portali e ci sono molti nuovi potenziali clienti che possono raggiungere. E’ il momento di investire e accelerare. Chi non lo farà non avrà più modo di rimanere al passo.<br />
Le aziende che prenderanno questo periodo come un periodo di sosta pensando che torneranno a fare lo stesso business di prima sbagliano. Le evoluzioni sulle abitudini di consumo cambieranno completamente e i clienti si abitueranno a nuovi tipi di servizi e relazioni con le aziende. Per gli operatori dell’e-commerce questo è il momento di non rimanere indietro. Resta inteso che la qualità dei prodotti e la serietà delle aziende resterà un punto di riferimento anche dopo l’emergenza. Su questo noi italiani siamo molto bravi.</p>
<p><strong>Qual è il contributo che possono dare i big del settore ecommerce?</strong><br />
Grandi catene del retail stanno ora progettando integrazioni con i loro negozi con le serrande abbassate per poter gestire spedizioni più rapide e meno costose. In Cina Alibaba Fresh Hema ha iniziato ad arruolare i dipendenti delle aziende e ristoranti che gestiscono le consegne a domicilio per consegnare i prodotti in modo integrato e più efficiente. Nelle prossime settimane ogni negozio chiuso vorrà probabilmente capire come reinventarsi. L’ecommerce e le partnership con gli attori presenti sul mercato saranno una via.<br />
L’impegno etico dei grandi operatori è comunque sempre più diffuso. Alcune aziende hanno anche creato un processo di priorità delle merci in uscita basato sulla tipologia di prodotto, favorendo le merci di prima necessità. I marketplace come Amazon stanno anche agendo contro i prodotti pubblicati per approfittare del momento di emergenza ed ha annunciato di aver rimosso più di un milione di prodotti che dichiaravano falsamente un’associazione con il coronavirus. Molti operatori hanno anche attivato programmi di solidarietà destinando parte del ricavato alla Protezione Civile o a ospedali. Da sottolineare come Amazon abbia aumentato la paga orario dei magazzinieri di 2 dollari negli Usa, 2 sterline in Gran Bretagna e 2 euro in Europa. Un bel segnale per una categoria sicuramente sotto stress in un questo momento.</p>
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