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	<title>E-commerce Conversion &#187; negozio digitale</title>
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		<title>Il modello attuale del negozio &#8220;fisico&#8221; ha ancora un futuro?</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 08:32:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Uk le previsioni dicono che nel 2020 il 50% delle vendite avverrà on-line e, a causa di ciò, chiuderanno il 23% dei punti di vendita “fisici”, il consumatore apprezzerà maggiormente i servizi più che i gadget e richiederà negozi maggiormente esperenziali. I prezzi varieranno anche più volte al giorno...<p><a class="more-link" href="https://www.e-conversion.it/il-modello-del-negozio-fisico-ha-ancora-un-futuro.html#more-1283">Leggi Tutto</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">In Uk le previsioni dicono che nel 2020<b> il 50% delle vendite avverrà on-line</b> e, a causa di ciò, <b>chiuderanno il 23% dei punti di vendita “fisici”</b>, il consumatore apprezzerà maggiormente i servizi più che i gadget e richiederà <b>negozi maggiormente esperenziali</b>. I prezzi varieranno anche più volte al giorno per il mass market.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Il nuovo format non ha bisogno di spazi grandi, le gestioni integrate migliorano approvvigionamenti e rotazioni, forniscono informazioni in merito a preferenze e richieste. Tanto che anche Ikea, leader nella standardizzazione di un modello di vendita, riduce oggi le sue superfici del 65%.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Delle varie motivazioni di questi cambiamenti, tecnologia e connettività costituiscono la maggior parte, ma anche la mancanza di tempo e la sua percezione come risorsa preziosa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa riporta i consumatori sotto casa con nuove modalità: ordine on-line, preferibilmente dall’ufficio, e ritiro al rientro a casa. <b>Occorre quindi puntare sulla qualità del servizio</b>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Rivoluzione digitale, coinvolgimento, stimolo, sedurre il cliente con esperienze, mediaticità, sono le nuove parole del commercio. Esperienza che inizia dal mobile, prima ancora che vi sia il fisico accesso al punto di vendita, e si conclude con la condivisione nei social.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tramite il codice a barre e il QR il consumatore accede a tutte le informazioni sui prodotti, così come il retailer non ha mai avuto tante informazioni sui propri consumatori come oggi: fidality card, scontrini, ricerche e interazioni tramite eventi e social network.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il cliente, da recenti studi, si rende disponibile a un’interconnessione mobile a fronte di sconti e offerte personalizzate a negozio. <b>Il negozio quindi deve rendersi digitale</b>, agile e interconnesso anticipando le tendenze, sfruttando appieno questa disponibilità/possibilità.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Riccardo Garosci (Comitato Scuola e Cibo EXPO 2015, del MIUR e cofondatore SHOP) parla di cambiamento sociale più che economico, dove i pilastri sono la produzione, la distribuzione e le istituzioni. Occorre uscire dal vecchio concetto di Grande distribuzione e applicare il nuovo concetto di moderna distribuzione, “poiché <b>non servono più grandi superfici per una distribuzione ampia e di qualità</b>”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Suggerisce poi, alle catene di superare il concetto di canale, il Discount contenuto nel Super e nell’Iper, per esempio. Occorre invece guardare alle nuove formule di successo dove alla vendita dei beni è affiancata l’esperienza della ristorazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le istituzioni invece dovrebbero lavorare per aumentare la cultura soprattutto tra i giovani, che saranno i consumatori del futuro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Anche da Destination Next tutte le ricerche vertono sull’uso della tecnologia a integrazione ed efficientamento tra la catena produttiva e la distribuzione, sul sistema automatico di approvvigionamento dei beni. Inoltre l’uso della tecnologia sull’importanza esplosiva dei concetti di benessere; condivisione di informazioni sui social; l’importanza del tempo come risorsa scarsa; arrivando al concetto di “mix di vendite reali e informazioni digitali” che condizionerà la localizzazione dei negozi, la loro dimensione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Il FUTURO DEL COMMERCIO E’ IL COMMERCIO</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il commercio è basato sulla negoziazione tra chi offre e chi cerca un bene. Ognuna delle due parti ha una propria idea di prodotto e in qualche modo ci si deve incontrare per la soddisfazione delle reciproche esigenze.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Comprendiamo da questo, che i cambiamenti sociali e il contesto economico possono fare la differenza tra un caso di successo e uno di insuccesso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dopo un lungo periodo di desertificazione dei centri assistiamo a un ritorno ad esso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>Il retail sarà fondato sul digitale ma con punto di vendita fisico</b>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il negozio dovrà essere più luminoso, aperto (con corsie larghe) e green. <b>E’ punto di aggregazione, è esperienziale.</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Se negli anni ottanta il centro commerciale fuori città rispondeva a tutti questi bisogni, oggi non più. Vi è un ritorno al centro con delle nuove formule di “centri commerciali naturali” cioè di raggruppamento di negozi diversi tutti in un’unica via o zona della città.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Oggi sono disorganizzati poiché si formano spontaneamente, la nuova frontiera è di studiare la popolazione del luogo, le abitudini locali e la conseguente “creazione” o meglio “strutturazione” in un’idea di “addressibility” secondo il nuovo concetto “è tutto nel viaggio, non nella destinazione”.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>IL CONSUMATORE AL CENTRO</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il <b>consumatoRe,</b> il <b>consumAttore</b>, il <b>consumAutore</b> sono tre figure che hanno caratterizzato la contemporaneità e che definiscono il consumatore come il centro, il protagonista e il codefinitore del retail.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questi tre simboli saranno al centro, insieme ai concetti fondamentali che consentono di comprendere l’aspetto relazionale ed emozionale nella società postmoderna: <b>l’immersione</b>, la <b>contaminazione</b> e il <b>nomadismo</b>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La prima pone al centro dell’attenzione il coinvolgimento nelle esperienze d’acquisto; la seconda indica il mescolamento di modelli comportamentali fra loro differenti, come testimoniano per esempio la moda e il design, che spesso uniscono in modo armonico stili di epoche diverse; il terzo, il nomadismo, trova la sua espressione più forte nell’uso di internet e delle applicazioni mobile, infatti il cybernauta esegue una navigazione esplorativa di vari prodotti e servizi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il consumatore acquisisce una libertà di agire nettamente superiore al passato, allontanandosi dalla bulimia dei consumi valorizza le sue scelte in ragione di esigenze più articolate, ponderate e mirate.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">È per queste ragioni che il retail di tipo tradizionale deve proporre shopping sempre più esperienziali e diffusi che abbracciano molti settori della vita quotidiana e che richiedono forme di marketing accurate e pervasive.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><b>IL GRANDE ERRORE: CONCEPIRE RETAIL E ONLINE SEPARATAMENTE</b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il cambiamento nei modelli comportamentali ha permesso che vengano dedicate molte ore a settimana per raggiungere i punti vendita, spesso ubicati fuori dall’abitato cittadino, che presentano difficoltà a trovare parcheggio, a memorizzarlo e infine a iniziare, carrello alla mano, le complicate operazioni di recupero del prodotto. Nel tentativo di risparmiare tempo, alcuni iniziano a scegliere di acquistare online, ma devono affrontare altri tipi di problemi: logistici, di pagamento, di assortimento, etc.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Chi compie entrambe le operazioni una delle prime cose che nota è l’<b>assenza di integrazione tra il fisico e l’online: i due canali di vendita parlano quasi sempre linguaggi diversi perché partono dal presupposto che i consumatori appartengono a gruppi completamente differenti</b>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’integrazione dei due canali di vendita (fisico e digitale) ha come obiettivo un unico sistema di distribuzione intuitivo e integrato, che può avere la sua sintesi nei “carrelli intelligenti” prima e nei dispositivi mobili poi. In mezzo c’è molta sperimentazione tra i grandi gruppi di distribuzione e una complessa trasformazione del processo di acquisto che ha come primo obiettivo proprio la cross- medialità e la costruzione di esperienze-ponte: vale a dire, interazioni che garantiscono all’utente una continuità nel passaggio da un contesto a un altro.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ciò permette all’utente di mantenere un modello mentale e un’interazione omogenei lungo un intero processo che abbracci più contesti differenti. L’integrazione del <i>retailing </i>tradizionale con l’<i>e- tailing </i>è ormai urgente e si tratta di costruire esperienze-ponte.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel caso della Distribuzione <b>la sfida è elaborare un’integrazione che renda gli oggetti maggiormente trovabili, permetta un risparmio di tempo ed energie, crei <i>user experience </i>più ricche.</b></span></p>
<p class="p1">Fonte: RESOCONTO <em>SHOP2015</em></p>
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